TESI DI LAUREA E COPYRIGHT

La tesi è coperta dal diritto d'autore e cosa si rischia a copiare quella altrui?

Il diritto di autore sulla tesi di laurea è una questione che si è affacciata soprattutto di recente, con i numerosi siti che, a volte dietro pagamento, rendono disponibili gli elaborati dei giovani studenti mettendoli però così disponibili a chiunque.

Chi però vuol proteggere la propria tesi di laurea con il diritto d’autore (o copyright, come oggi si dice spesso) deve sapere che non ha la necessità di recarsi da un notaio o iscriversi alla Siae: trattandosi di un’opera dell’ingegno, essa è tutelata automaticamente dalla legge per il solo fatto che è stata creata. Tutto ciò che deve fare l’autore è dimostrare di essere stato il primo creatore dell’opera: solo così potrà prevalere dinanzi ad eventuali successivi plagi e, in tale ipotesi, pretendere il risarcimento del danno e la cancellazione delle copie.


Numerose sentenze hanno trattato, sino ad oggi, il tema del diritto di autore sulla tesi di laurea. Ad esempio, un aspetto molto interessante affrontato dai giudici riguarda l’ipotesi della mera tesi compilativa, quella cioè che si limita ad attingere il contenuto da altre fonti e, perciò, priva di un proprio valore creativo, requisito quest’ultimo necessario per rivendicare la tutela del diritto d’autore.


Anche la tesi di laurea, in quanto opera dell’ingegno, è tutelata dal diritto d’autore. Il fatto che, dietro tale elaborato, ci sia anche l’attività di controllo, sorveglianza, ingerenza – talvolta anche pregnante – da parte del professore, non impedisce che la tesi di laurea possa essere inquadrata come frutto dell’attività creativa del laureando.


Essa è quindi protetta dalla legge, benché il suo autore sia ancora uno studente e lo scopo della sua creazione sia didattico. Come ogni opera, la tutela legale scatta dal momento della sua nascita, senza bisogno di formalità particolari.

Il titolare della tesi ha quindi un duplice diritto: da un lato quello di essere riconosciuto unico autore dell’opera e di contrastare eventuali usurpazioni; dall’altro quello di sfruttare economicamente la propria opera, eventualmente pubblicandola.

Elemento essenziale per la tutela della tesi con il diritto d’autore è il suo carattere creativo. Questo non significa che l’opera deve essere integralmente scritta dallo studente: si può ricorrere alla tutela del diritto d’autore anche in presenza di più parti – purché non preponderanti – attinte da altri testi o manuali. L’opera di personalizzazione dello studente infatti potrebbe essere ricondotta alla creazione dell’opera nel suo complesso.

La violazione del diritto d’autore, laddove realizzata per un interesse economico, integra un reato ed è quindi passibile di denuncia. Negli altri casi, costituisce invece un illecito civile.

Come chiarito dalla Cassazione penale, lo studente autore della tesi può non solo pretendere che vengano – a spese del trasgressore – distrutti gli esemplari o le copie illecitamente riprodotti o diffusi della propria opera, ma può anche pretendere il risarcimento del danno.

A quanto può ammontare il risarcimento del danno per chi si vede copiata la propria tesi di laurea? Tutto dipende dal vantaggio economico che l’autore dell’illecito ha conseguito a seguito della copiatura e dall’entità della parte plagiata (ad esempio, copiare l’intera opera implica un risarcimento superiore rispetto a chi copia solo un terzo). Oltre però al danno economico è previsto anche il risarcimento del danno morale.


Al laureando che intende proteggere la propria tesi da eventuali plagi spetta solo dimostrare di essere il primo autore dell’opera. Dunque, serve una data che sia anteriore a quella di pubblicazione dell’usurpatore. Questa data può essere fornita in qualsiasi modo, ad esempio con la prova della consegna alla segreteria studenti, con la data di discussione della tesi o anche con la precedente pubblicazione su Internet.


Per la Cassazione commette reato chi copia una tesi di laurea altrui, anche se fa delle minime modifiche, di poco conto. L’articolo 1 della legge n. 475 del 1925 punisce infatti la falsa attribuzione di lavori altrui da parte di laureandi o diplomandi o da parte di chiunque aspiri ad ottenere titoli, uffici e dignità pubbliche. Si pensi al caso di chi copia un elaborato in un concorso pubblico.


Si tratta di un reato procedibile d’ufficio per cui è ben possibile denunciare chi copia una tesi di laurea altrui.

Oltre a tale reato, però, se ne aggiunge un altro nel caso in cui il responsabile produca un lucro: quello di contraffazione derivante appunto dalla violazione del diritto d’autore.


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