Minorenni e social network, le responsabilità ricadono sui genitori

l'iscrizione ai social network per i minorenni è vietata ma i controlli possono essere elusi facilmente, il controllo spetta dunque ai genitori




















Quali sanzioni rischiano i minorenni che aprono un account su un social nonostante il divieto e quali sono invece i rischi per i genitori?

Quali sono le conseguenze civili per il padre e la madre e quali invece le responsabilità penali?

A disciplinare alcuni di tali aspetti è il famoso Gdpr, il regolamento dell’Unione Europea sulla privacy (General data protection regulation) che però lascia in parte liberi gli Stati membri di adottare una propria disciplina interna.


Il regolamento europeo sulla privacy stabilisce che la soglia minima di età per iscriversi a un social network è di 16 anni. Tuttavia, gli Stati membri sono liberi di prevedere un’età diversa purché non inferiore a 13 anni.

In Italia, vale la regola secondo cui ci si può iscrivere a un social network solo se si hanno almeno 14 anni. Lo prevede l’articolo 2-quinquies del decreto legislativo 101 del 2018, che ha recepito il Gdpr.


Nessuna legge impone sanzioni in caso di menzogna, né per il minore che per i genitori.

Falsificare la data di nascita potrebbe integrare un reato, quello di sostituzione di persona. Senonché, per la nostra legge, chi non ha 14 anni non è mai responsabile penalmente. Pertanto, un minorenne che ha 13 anni e che falsifica la carta d’identità o che riferisce una data di nascita non veritiera solo per iscriversi a un social network, a cui altrimenti non potrebbe, non commette reato e non può essere incriminato.

La responsabilità penale è solo personale. Pertanto, non commettono reato, in caso di falso, neanche i genitori del bambino con meno di 14 anni.

Tale circostanza porta spesso i minori a mentire sulla propria età, eludendo il divieto di legge: l’età media di chi si iscrive ai social network, anche all’insaputa dei propri genitori, è sempre più bassa, con conseguenze a volte molto gravi. Proprio per questo, si è pensato di rafforzare le barriere di protezione introducendo lo Spid come chiave di accesso ai social da parte dei minori (ad oggi, però, non vi è ancora alcuna legge a riguardo).


Invece l'uso inappropriato di un social network può comportare responsabilità di tipo civile (ossia risarcitorio) e di tipo penale (commissione di reati).

Quali di queste possono essere imputate ai minori e quali invece ai genitori?

Le conseguenze civili degli illeciti dei minorenni ricadono sempre sui genitori. L’articolo 2048 del Codice civile stabilisce infatti la responsabilità dei genitori per tutti i danni arrecati dai figli per non aver controllato l’uso dei social network da parte dei figli di età inferiore ai 14 anni. Si pensi a un minore che compia atti di cyberbullismo con un social network ai danni di un compagno. Il minorenne, fino a quando non compie 18 anni, non è mai responsabile civilmente e, quindi, non dovrà risarcire i danni conseguenti alle sue condotte, danni che però ricadono sul padre e sulla madre.


Se la responsabilità civile si acquisisce solo a partire da 18 anni, quella penale scatta da 14 anni in poi. Questo significa che un tredicenne non può rispondere dei reati commessi e non ne subisce neanche le relative pene. Neppure i suoi genitori però ne rispondono penalmente; difatti, la responsabilità penale è sempre e solo personale: non può quindi ricadere su altri soggetti, neanche se si tratta del padre e della madre del minore.


I social network, così come le piattaforme come YouTube, non hanno responsabilità penale per i fatti commessi dagli utenti né hanno un obbligo di filtraggio preventivo. L’articolo 17 del D. Lgs. 70 del 2003 prevede tuttavia che la piattaforma debba attivarsi quando viene segnalato un contenuto illecito e informarne tempestivamente l’autorità giudiziaria. Diversamente, scatta una responsabilità solo di tipo civilistico: il social network può essere condannato a pagare un risarcimento danni alla vittima per ogni giorno di ritardo nella cancellazione del contenuto.


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