Gruppi "no vax" Telegram e WhatsApp, cosa si rischia

Si commette reato ad essere su questi gruppi o a scriverci? Cosa prevede la legge?

WhatsApp e gruppi "no vax"



















È facoltà della Polizia Postale controllare i gruppi Telegram frequentati da no vax e no green pass, dove si è responsabili di quel che si scrive.

Nessun problema per chi utilizza questi gruppi per esprimere il proprio pensiero, anche contrastante, in merito all’efficacia dei vaccini o alla legittimità delle politiche statali; scatta il rischio di essere sottoposti a indagini quando dalle dichiarazioni si passa ad altro, come ad esempio a delle minacce.


Quanto sta succedendo in queste ore, dove gli esperti della Polizia Postale stanno monitorando sempre più i canali Telegram legati in particolare agli ambienti dei no vax e no green pass, dimostra che le fattispecie di reato - con annesse conseguenze - possono essere diverse. Vediamone alcune, così da capire cosa rischia chi fa parte di un gruppo Telegram creato per sostenere le teorie dei no green pass o no vax a seconda dei casi.


Cosa rischia chi fa parte di un gruppo Telegram no green pass?

La sola iscrizione a un determinato gruppo non comporta chissà che conseguenze, ma tutto dipende dalla natura dello stesso. Se si tratta di una community più o meno ristretta nata con uno scopo ben determinato, ad esempio per organizzare delle proteste con scontri, si potrebbe essere considerati automaticamente colpevoli anche senza aver preso parte attivamente allo stesso.

Qualora invece si tratti di una community molto estesa e dove i pensieri espressi non seguono tutti la stessa linea, allora non c’è da essere preoccupati a priori. Ricordate però che questi gruppi sono sempre più controllati dalle autorità e siete responsabili anche delle vostre dichiarazioni che in un secondo momento potrebbero anche essere utilizzate contro di voi.


Cosa rischia chi utilizza i gruppi Telegram per organizzare o incentivare scontri?

Discorso differente per chi utilizza questi gruppi per organizzare proteste - per utilizzare un eufemismo - poco pacifiche. Ad esempio, in queste ore le autorità hanno effettuato perquisizioni nei confronti di otto persone della chat Telegram “I guerrieri” che stavano programmando azioni violente - anche con l’uso di armi - per la manifestazione dei no green pass in programma a Roma nei giorni 11 e 12 settembre.

Cosa rischiano questi? Al momento sono indagate dalla Procura di Milano per istigazione a delinquere aggravata, in quanto oltre ad organizzare gli scontri questi hanno anche incitato gli altri membri del gruppo a realizzare azioni violente nelle rispettive province di residenza. Per un tale reato è prevista una duplice sanzione, a seconda dei casi:

  • la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;

  • la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a euro 206,00, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.


Cosa rischia chi diffonde numeri di telefoni di terzi utilizzando Telegram?

Altro comportamento particolarmente frequente nei gruppi Telegram dei no green pass è quello di scambiarsi i numeri di telefono di persone notoriamente a favore di vaccini e certificazioni obbligatorie. Diffondere il numero altrui senza il consenso della persona a cui questo riferisce, però, fa scattare il reato di illecito trattamento dei dati personali punito con la reclusione da 6 a 18 mesi.


Cosa rischia chi minaccia su Telegram o Whatsapp?

C’è poi chi utilizza i suddetti numeri per minacciare le persone che sostengono la pericolosità della pandemia, suggerendo di vaccinarsi. Ad esempio, l’infettivologo Bassetti lamenta di “ricevere giornalmente centinaia di minacce”.

A tal proposito, ricordiamo che l’articolo 612 del Codice Penale stabilisce che “chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a 1.032 euro”.


Inoltre, per il reato di minaccia si procede d’ufficio - con annessa pena della reclusione fino a un anno - quando questa è fatta in uno dei modi indicati dall’articolo 339 del CP. Ad esempio, costituisce aggravante la minaccia commessa:

  • nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico;

  • con armi;

  • da persona travisata;

  • da più persone riunite;

  • valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte.

Gli ultimi due punti sembrano far riferimento proprio alla casistica delle minacce messe in atto dai no green pass nei confronti dei personaggi noti.


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