Cosa comporta il nuovo tribunale della famiglia

Quali saranno le competenze dell’ufficio giudiziario unico introdotto dalla riforma Cartabia: dai divorzi delle coppie all’affidamento dei figli minori.

riforma giustizia
nuovo tribunale della famiglia



















Oggi, chi ha una vertenza giudiziaria che riguarda il coniuge e i figli minori è costretto a fare lo slalom tra il tribunale civile ordinario e il tribunale per i minorenni, soprattutto se ha in corso una causa di separazione o divorzio. Presto, non sarà più così: la riforma Cartabia ha previsto l’introduzione del tribunale della famiglia. Precisamente, si chiamerà: «Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie».


Ma di cosa si occuperà il nuovo tribunale della famiglia?

Il tribunale della famiglia sarà un unico ufficio giudiziario che tratterà le cause relative a separazioni e divorzi, ma si occuperà anche dell’affido dei figli, delle adozioni e dei reati commessi dai minorenni. Sono, appunto, i procedimenti che adesso sono divisi tra competenze diverse (e come ben sanno gli addetti ai lavori, questo comporta spesso problemi). La nuova struttura serve proprio a raccogliere in un’unica struttura i diversi tipi di procedimenti oggi dislocati presso uffici giudiziari distinti (e spesso anche fisicamente distanti). Ci sarà un solo giudice, insomma, al posto dei diversi ora esistenti. Con il vantaggio di concentrare le decisioni in capo a una struttura omogenea e specializzata in questa delicata materia.


Dove sarà ubicato fisicamente, e collocato ordinativamente, il nuovo tribunale della famiglia? La norma prevede l’istituzione di un tribunale della famiglia in ogni sede di Corte d’Appello e di tribunale. Ci sarà anche una procura della Repubblica, diversa da quella ordinaria, dedicata alle questioni di competenza del nuovo tribunale della famiglia. Inoltre, i magistrati che saranno assegnati al nuovo tribunale della famigliasaranno fissi ed esclusivi, cioè non avranno altri incarichi promiscui, in modo da favorire al massimo la specializzazione, e saranno dotati di un ufficio del processo, analogamente a quanto la riforma prevede per gli altri rami della giustizia civile e penale. I tempi per l’entrata in vigore delle nuove strutture, però, non saranno brevi.


Tribunale della famiglia: le competenze


In base allo schema di disegno di legge delega già approvato dal Parlamento in Commissione giustizia (si attende ora l’esame dell’Aula per l’entrata in vigore definitiva), il nuovo tribunale della famiglia assorbirà le competenze attualmente assegnate:

  • al tribunale civile, penale e di sorveglianza per i minorenni;

  • al tribunale civile ordinario per le cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone (tranne quelle relative alla cittadinanza, all’immigrazione e al riconoscimento della protezione internazionale);

  • al tribunale civile ordinario in materia di separazioni, divorzi, unioni civili, convivenze;

  • al giudice tutelare per tutti i provvedimenti relativi ai minori;

  • al tribunale civile ordinario per le cause di risarcimento del danno endofamiliare.

Così il nuovo tribunale della famiglia giudicherà, ad esempio, delle questioni relative al matrimonio dei minorenni, alla decadenza dalla responsabilità genitoriale o alla sua limitazione, all’amministrazione dei beni dei figli minori, al diritto dei nonni ad avere rapporti con i nipoti, all’affidamento dei minori e agli interventi in favore di minori abbandonati o cresciuti da genitori incapaci di occuparsene.


Tribunale della famiglia: struttura e composizione


Ci sarà una lieve differenza di funzioni tra le sezioni distrettuali del tribunale della famiglia, istituite presso ogni Corte d’Appello, e le sezioni circondariali, previste in ogni sede di tribunale ordinario. Le sezioni distrettuali si occuperanno, in particolare, delle questioni riguardanti lo stato e la capacità delle persone (oggi attribuite al tribunale ordinario), di quelle relative ai minori (adesso giudicate dal tribunale per i minorenni) e dei procedimenti di competenza del giudice tutelare.

Il tribunale della famiglia giudicherà in forma monocratica (con un giudice unico) o collegiale, secondo le disposizioni già vigenti che regolano le rispettive materie. Il collegio sarà composto, di regola, da tre giudici (che diventano quattro nei procedimenti di adozione: due giudici togati e due onorari). I provvedimenti emessi dal giudice monocratico potranno essere reclamati con ricorso al collegio dello stesso tribunale (del quale non potrà far parte il giudice che ha emesso la decisione impugnata). Le sezioni distrettuali decideranno sulle impugnazioni delle decisioni adottate dalle sezioni circondariali.


Tribunale della famiglia: quando entrerà in vigore?


La legge delega attualmente in corso di approvazione parlamentare prevede che il Governo è delegato ad emanare:

  • entro il 31 dicembre 2022 i decreti legislativi di attuazione, che però avranno efficacia solo dopo due anni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale;

  • le tabelle organiche dei nuovi tribunali della famiglia e delle procure associate, per individuare i giudici da destinarvi (è prevista anche l’introduzione di un ufficio del processo, con personale in ausilio ai magistrati);

  • entro il 31 dicembre 2024, le norme di coordinamento necessarie a prevedere la disciplina che regolerà la fase transitoria, fissando le date oltre le quali i procedimenti saranno definiti in base alle nuove disposizioni e, dunque, dal tribunale della famiglia.

Fino a quel momento, si osserveranno le regole processuali previgenti. Quindi, i tempi di attuazione saranno lunghi e la nuova disciplina non partirà prima del 2025. D’altronde, trattandosi di una riforma di notevole impatto sul settore della giustizia ordinaria e minorile (anche dal punto di vista ordinamentale oltre che di quello procedimentale), non è possibile un’entrata in vigore brusca e immediata; perciò, il legislatore ha scelto la strada della gradualità, ma fissando sin d’ora una tempistica precisa.


#legge #riforma #giustizia #tribunale