Auto cointestata e sospensione patente

Guida in stato di ebbrezza: quando la sospensione della patente viene raddoppiata e come evitare la confisca dell’auto.

guida in stato d'ebrezza



















L’articolo 186 del Codice della strada, che sanziona la guida in stato di ebbrezza, prevede, tra le varie sanzioni, anche la sospensione della patente. Quando però l’auto è intestata a una persona diversa rispetto al trasgressore, non potendosi applicare la confisca del veicolo nei confronti di un soggetto estraneo al reato, la durata della sospensione della patente di guida viene raddoppiata.

Ci si è chiesto che succede in caso di un veicolo semplicemente cointestato con un’altra persona. Poniamo il caso di un giovane che guidi la macchina che il padre, dopo aver acquistato, intesti sia a sé che, appunto, al figlio utilizzatore. La problematica sorta in giurisprudenza è se il raddoppio della sospensione della patente scatti anche nel caso di auto cointestata.


La questione è stata decisa dalla Cassazione con una recente sentenza. Secondo la Suprema Corte, se il veicolo è cointestato, non c’è raddoppio della sospensione della patente, ma scatta ugualmente la confisca del veicolo.


Quindi, ad esempio, nel caso di un’auto intestata alla moglie, se la coppia è in regime di comunione dei beni, la sanzione accessoria della sospensione della patente, nel caso di guida in stato di ebbrezza oltre la soglia di 1,5 g/l, non può essere raddoppiata ma l’automobile apparterrà allo Stato, verrà cioè confiscata e poi venduta, senza che il comproprietario della stessa (che non ha commesso l’illecito) possa contestare tale conseguenza.


La ragione di tale interpretazione è da ricondurre a una interpretazione letterale del richiamato articolo 186 del Codice della strada. Tale norma, infatti, prevede che la sospensione della patente tra un minimo di due anni e un massimo di quattro (periodo raddoppiato rispetto alla sanzione ordinaria) venga sempre applicata al caso di guida in stato di ebbrezza più grave (cioè oltre 1,5 g/l) solo e unicamente se il veicolo appartiene a persona estranea al reato (rispetto cioè a colui che viene pizzicato dalla polizia ubriaco al volante). In questo caso, non scatta la confisca del mezzo che normalmente è prevista per l’ebbrezza oltre gli 1,5 g/l e, quindi, ci sarebbe chi guiderebbe un veicolo altrui proprio per evitare la confisca.


Secondo la Cassazione, quando il Codice della strada parla di «appartenenza del veicolo» non si riferisce al dato formale dell’intestazione, ma al «dominio» su di esso, ossia al potere di utilizzo, a prescindere da chi ne sia ufficialmente il proprietario.

Dunque, quando il cointestatario ha un “dominio” sul veicolo, questo diventa confiscabile e la sospensione non raddoppiata della patente.

La Corte era già intervenuta nei casi di veicoli aziendali, escludendo che l’intestazione alla società dell’auto possa ritenersi fittizia anche se il socio la utilizza fuori dall’orario di lavoro.

Tutto ruota ancora una volta attorno all’appartenenza del veicolo a persona estranea al reato: il dominio sulla cosa può assumere la forma del possesso o della detenzione, purché non occasionali. Sono esclusi quindi soltanto i mezzi presi a noleggio o prestati occasionalmente da parenti o amici.

Esiste però un sistema per evitare la confisca dell’auto in caso di guida in stato di ebbrezza. Se infatti il conducente decide di sostituire le sanzioni penali dell’ammenda e dell’arresto con la sanzione del lavoro di pubblica utilità, il mezzo non potrà essere confiscato, ma la sospensione della patente risulterà comunque doppia rispetto a chi guidi un mezzo proprio.


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